
Trauma e PTSD
I disturbi legati al trauma sono un gruppo di condizioni psicologiche che insorgono in seguito all’esposizione ad uno o più eventi traumatici o stressanti, eventi che implicano minaccia (alla vita, all’integrità fisica o psicologica), paura intensa, impotenza, shock. Queste esperienze possono lasciare una “ferita” profonda che non si rimargina da sola, ma condiziona comportamenti, emozioni, relazioni, e l’organizzazione dell’esperienza interiore nel tempo.
Un elemento centrale è che la reazione al trauma non si limita al momento in cui questo accade, ma può protrarsi: pensieri intrusivi che tornano ripetutamente, rivivere l’evento, ricordi o immagini che emergono senza volerlo, incubi, flashback. C’è spesso la tendenza ad evitare qualsiasi cosa che richiami l’evento traumatico, con evitamento sia di situazioni esterne (luoghi, persone, suoni, odori simili) sia di contenuti mentali (pensieri, emozioni, ricordi). Le emozioni possono diventare alterate in modo prolungato: tristezza, senso di colpa, vergogna, sfiducia verso sé o gli altri, perdita di interesse per attività che una volta erano fonte di piacere, isolamento.
C’è anche una parte fisiologica e neurobiologica significativa: attivazione cronica del sistema di allerta (ipervigilanza), reazioni di paura o di “spavento” anche in situazioni che magari non rappresentano un reale pericolo, difficoltà nel sonno, irritabilità, scarsa concentrazione. In molti casi compaiono anche fenomeni dissociativi: la persona può sperimentare amnesia parziale per parti dell’evento traumatico, distacco dalla realtà (sentirsi irreale o fuori dal proprio corpo), derealizzazione o depersonalizzazione.
Dal punto di vista diagnostico, nella classificazione del DSM-5, c’è un capitolo dedicato proprio ai Disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti, che include varie condizioni. Tra queste troviamo il disturbo da stress acuto, il disturbo da stress post-traumatico (PTSD), disturbi dell’adattamento, disturbi dell’attaccamento (nei bambini), e forme con specificazione quando i criteri completi non sono soddisfatti ma il disagio è comunque significativo.
Le vie di ingresso verso questi disturbi sono molte: il tipo di trauma (singolo episodio vs traumi ripetuti o protratti), l’epoca in cui è avvenuto (infanzia, adolescenza, età adulta), le risorse personali e sociali della persona (supporto, resilienza), e la presenza di fattori di rischio pregressi (traumi infantili, vulnerabilità psicologica, storia di stress).
Un aspetto importante, spesso sottovalutato, riguarda la distinzione tra “Trauma con la T grande” (Big T) e “trauma con la t piccola” (small t). I traumi con la T grande comprendono esperienze catastrofiche, improvvise e oggettivamente minacciose, come incidenti gravi, aggressioni, abusi, disastri naturali, guerra o violenze fisiche, che mettono a repentaglio l’incolumità propria o altrui. Sono eventi in cui la percezione di pericolo è evidente e immediata. I traumi con la t piccola, invece, si riferiscono a esperienze meno eclatanti ma comunque emotivamente dolorose, come umiliazioni ripetute, trascuratezza emotiva, bullismo, separazioni familiari, rifiuto o perdita di figure di riferimento. Questi episodi, pur non essendo “catastrofici” in senso oggettivo, possono accumularsi e minare profondamente l’autostima, la fiducia negli altri e la capacità di regolare le emozioni, generando effetti traumatici comparabili o persino più insidiosi perché spesso non vengono riconosciuti né validati dall’ambiente circostante.
Per il trattamento, l’approccio migliore è in primis, L'EMDR che rappresenta il gold standard (la terapia più efficace) per il trattamento del trauma. Spesso, può comunque essere utile un approccio che integra la psicoterapia ad interventi psicoeducativi, supporto sociale, e nei casi in cui ci siano sintomi gravi associati (disturbi del sonno, ansia intensa, depressione) anche un supporto farmacologico. L’intervento precoce e la costruzione di un contesto sicuro sono spesso cruciali per limitare le conseguenze a lungo termine.